QUALE LIBERALISMO,QUALE CAPITALISMO NEL PENSIERO DI LUIGI STURZO

 

PRINCIPI E VALORI CRISTIANI CHE FUNZIONANO

E fu proprio l'azione a renderli più convinti delle loro idee.
Nell'amministrare il suo comune, Caltagilirone, dal 1905 al 1920, Luigi Sturzo non fece altro che applicare quei principi e quei valori cristiani, che solo una persona responsabilmente libera è in grado di testimoniare. E con l'applicarli, egli vedeva che funzionavano, che producevano buoni risultati. Durante la sua sindacatura fu debellata la corruzione nel Comune ( .Da oggi qui non si ruba più'); fu combattuta con successo l'USUlRA; furono fatti grandi progressi nel diffondere la proprietà privata ai c0ntadini; fu stimolata la creazione delle imprese artigiane (prima di tutto  il settore della ceramica, sino al punto di vedere oggi le ceramiche di Caltagirone ai primi posti nel mondo); si aument• di molto la popolazione scolastica.

In poche parole, nell'arco di 15 anni il Comune diventa"comune", cioè di tutti e non solo di proprietà di una decina di' famiglie che lo gestivano nel loro esclusivo interesse e a danno degli altri. Al concreto suono di "res, non verba ,1", 'programmi, non persone, il  denaro pubblico è più sacro di qluello privato"

 Fra capitale e lavoro non deve esserci conflitto, ma alleanza ed armonia ", la musica a Caltagirone diventò presto più intonata alle vere esigenze del popolo. E il suono originale, nuovo, coraggioso di quella musica si diffuse presto non solo in Sicilia ma in tutta Italia, tanto da proiettal-e agli onori della cronaca politica nazionale la figura di un piccolo ma grande sindaco. 

Ma lui diceva: "Non è merito mio, devo tutto al Vangelo e alla Rerum Novarum".

L'intransignza di Sturzo sui principi e Sui valori in cui credeva ha avuto origine  dai successi conseguiti durante il suo lavoro di amministratore pubblico. Anche le sue convinzioni federaliste e non regionaliste nascono in quel periodo. Come sindaco, egli era ostac0lato dal prefetto (il guardiano di Roma) che non dall'opposlzi0ne o dalla mafia. Di qui il suo "grido" per l'autonomia locale, pr l'autonomia finanziaria: "Lasciateci fare le cose che noi possiamo fare meglio e che sappiamo essere veramente utili per il Comune. voi da Roma non le capite, siete troppo lontani".

Nel 1917 Sturzo ed Einaudi, lavorando insieme in una comunita  istituita per la riforma degli enti locali, si batterono pel- 1 'abolizione dei prefetti e per dare pilù potere ai sindaci. Persero la battaglia, ma fu il primo tentativo per far capire quanto fosse importante il principio di sussidiarietà  un principio profondamente liberale.

LA FEDE VA TESTIMONIATA: "RES NON VERBA "

Sturzo popolare. Perchè "popolare"? Tutto nasce dalla Rerum novarum" Nell'anno in cui fu scritta, il 1891, s0ltanto 1'8% degli italiani pagavano le imposte. Ma non bisogna pensare che il 92 le evadesse. Semplicemente il 92 non aeva una lira per pagare'.
Sino a quell'anno non solo in Italia, ma in tutto il mondo una ristretta minoranza di benestanti aveva dominato per secoli una maggioranza di "malestanti". La realtà del benessere concentrato in poche mani e del malessere imposto al 99% della popolazione durava praticamente da sempre. Quando lo sfruttamento dei pochi sui molti inizi• a trasfel-irsi dalle campagne alle prime fabbriche, partì l'urlo di Marx. Giusto urlare, gli rispose Leone XIll, ma la tua proposta di cura è peggiore del male che vuoi debellare, perchŠ invece di sconfiggere la povertà farò aumentare 10 sfruttamento e la povertà.

La Rerum Novarum riconduceva che il mondo auna svolta epocale: dopo millenni di dominio delle oligarchie, delle aristocrazie e delle monarchie stava per arrivare la democrazia, ossia il governo del popolo, eletto dal popolo per il popolo, un sistema politico che Sturzo chamo popolarismo"" Ma attenzione, avvertì Leone XIII, la democrazia sarà o cristiana o socialista. 
poi n0n comportarsi da cristiani  Si è  v0luto dire, per il sacerde Don Luigi Sturzo, tradire due volte, nella forma e nella sostanza. Egli desiderava cristianizzare la politica e l'economia con la concretezza del buon uso della libertà, con il rispetto delle buone regole, con la creazione delle condizioni favorevoli allo sviluppo dell'iniziativa privata e della naturale creatività delle persone. Intraprendenza e creatività da finalizzare alla diffusione della proprietà privata e, tramite questa, alla creazione del bene comune. Desiderava tutto questo senza coinvolgere direttamente il nome di Cristo, senza fare prediche dall'altare: res non è che comportamenti e azioni morali, non belle parole. Temeva che sul campo, sbandierando Cristo e agendo poi in modo per nulla cristiano, a farne le spese sarebbero state la Chiesa e la fede. Di qui la sua politica aconfessionale.

 DUE ACCUSE INFONDATE;
PRETE "SINISTRO" E PRETE "DESTRO"

Tanto aconfessionale da essere nel 1923 "comandato" alle dimissioni da Segretario del PPI e nel 1924 "comandato" all'esilio per non turbare le trattative per il Concordato fra Stato fascista e Vaticano.
La sua obbedienza alla Chiesa fu eroica, conoscendo la sua passione per la verit… e per la libertà verita e libertà che egli vedeva calpestate da Mussolini. E quindo nel dopoguerra dalle ceneri del PPI nacque la DC, Sturzo non volle iscriversi al nuov0 partito, perchè riteneva chiusa e irrepetibile l'esperienza del PPI l capo di un prtito disciolto . Ma non si chiuse in convento.
Nominato senatore a vita da Luigi Einaudi, egli continuò a lavorare con grande passione per evitare il pericolo che un partito cristiano scristianizzasse l'ltalia.  della D C ai s0t'ialisti.
Nel 1958 scriveva: "I democristiani che si chiamano di sinistra che si orientano a sinistra e desiderano la collaborazione delle sinistre fanno anzitutto una scelta di valore economico, etico, politico e giuridico; scelta di valore piena di conseguenze".II sinistrismo e non il centrismo ha immobilizzato la D C 

e il Paese con l'attesa dell'apertura a sinistra, al punto da  rendere la D C divisa fra due correnti spirituahnente avverse, senza quel vero centro che unisce e dà personalità propria, come la diede al Partito popolare e alla prima D C ,di 'De Gasperi. Povera Italia, se continua ancora a baloccarsi fra destra e sinistra, con un centro inoperante e con i partitini dei dintorni disposti, come in Sicilia, ad allearsi anche c'on il diavolo pur di guadagnare due o tre seggi nei vari consessi parlamentari e consiliari(...). Se le sinistre arrivassero al governo, gli attuali responsabili della vita pubblica, D C o non DC, si accorgerebbero troppo tardi di avere essi stessi aperta la porta al nemico. L'ipotesi deve far tremare certi miei amici, forse statalisti per rassegnazione".

A oltre 40 anni di distanza, fa una certa impressione leggel-e gli ammonimenti di un profeta inascoltato. E nel frattempo, oltre  all'accumulo di 2,5 triilioni di debito pubblico, per lo più causato dal conn1;1bio fra statalismo e partitocrazia, quanti cattolici hanno perso la fede nel vedere i comportamenti di alcuni uomini politici che' si definivano cristiani.......Uomini che, in regime di libertà non hanno sapulto fare un buon uso della libertà

Può sembrare lapalissiano, ma l'uso responsabile della libertà si attua meglio in un sistema liberale, come credeva fermamente Don Sturzo, piuttosto che in un sistema socialista o dirigista. Eppure per oltre un secolo una larga parte del mondo ha creduto nel sistema sbagliato. Purtroppo anche l'Italia è stata vittima di questo falso "credo", pur riisiedendo a Roma gli autori della dottrina sociale della Chiesa c
Non è certamente piacevole constatare che in questa trappola sono caduti al"lche molti democristiani e persino una parte del clero italiano. 

BUONA CULTURA DEL CAPITALISMO

Se oggi Luigi Sturzo fossee viv, sono SiCURO che ci direbbe che l'ltalia ha bisogno di essere immersa in un gran bagno di cultura liberale, quella vera, cioè una cultura che apprezzi il ruolo sociale dell'impresa, che stenda un tappeto rosso sotto i piedi di chi vuole intraprendere, di chi vuole rischiare per sè e per gli altri per creare nuova ricchezza e per combattet-e la povertà, una cultura che favorisca la sana creescita del capitalismo popolare attraverso la stretta alleanza fra capitale e lavoro. La povertà si può ridurre solo con una grande armata di imprenditori messi in grado di operare in un "habitat" favorevole. Ne~li ultimi 40 anni, purtroppo, i tanti governi di centl'o-sinistl'a si s0n0 distinti per avere ignorato o addirittura ostacolato i piccoli impl'enditol-i e il popolo delle partite I\fa, da una parte, e per avel'e favol-ito gli amici delle partecipazioni statali e del "salotto buono", dall'altl'a.

Sturzo ci direbbe che è davvero paradossale che oggi l'Italia vanti il pi— alto tasso (30%) di lavoratori autonomi al mondo e il pi— alto numero di piccole imprese (3 milioni), e che nello stesso tempo sia penalizzata da una cultura dominante, che per decenni si Š dimostrata ostile al mondo della media e piccola impresa. o come se vivessimo nella Silicon Valley, ma con pesanti penalità per l'utilizzo " del silicio..... n nostro silicio è costituito dalla intelligenza e dal grande spirito d'iniziativa di milioni di lavoratori, che non aspettano altro che essere....."sfruttati", nel senso positivo del termine.

Dobbiamo convincerci che il problema Š innanzitutto di tipo culturale. Sturzo sosteneva giustamente che non vi pu• essere buon governo senza buona cultura, Š questa che trova le valide soluzioni per i tanti ostacoli, che affollano il nostro cammino terreno. Ô la buona cultura di governo che aiuta governanti e governati a risolvere i problemi creati dalla nostra propensione ad abusare della libert…. Educare o istruire all'uso responsabile della libert…, specialmente nel mondo politico ed economico, Š la vera base di tutte le altre educazioni o istruzioni. Senza questa base, direbbe Don Sturzo, si costruisce sulla sabbia, invano edificano i costruttori. La Storia Š piena di queste storie, ossia di castelli di sabbia crollati, quando un minuto prima sembravano di cemento armato. Ma purtroppo sappiamo che la Storia non Š maestra di vita. Nell'inteesse di tutti, è tempo che lo diventi.
Uomini come Don Sturzo hanno speso una vita per farcelo capire, ancorati al cemento armato della libertà responsabile.